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- INTRODUZIONE
- GRODDECK E IL TARDO ROMANTICISMO
- L'UMANESIMO RADICALE E L'ANTIAUTORITARISMO DI FROMM
- CONFRONTO FRA I DUE AUTORI SU ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI DELLA PSICOANALISI
a) Il concetto di inconscio
b) La psicoanalisi come teoria radicale
c) Il linguaggio verbale
d) Il linguaggio simbolico
e) Il linguaggio del corpo
f) L'alta considerazione del femminile
g) Aspetti dell'approccio clinico
- NOTE CONCLUSIVE
- BIBLIOGRAFIA
INTRODUZIONE
Georg Groddeck (1866-1934) partecipò alla fase pionieristica della psicoanalisi e con la sua personalità originale e creativa influenzò le fondamenta stesse dell'edificio psicoanalitico. I suoi epistolari con Freud (1970) e con Ferenczi (1982) documentano quanto il suo pensiero sia stato di suggerimento e di sollecitazione nella formulazione delle prime e più ardite teorie psicoanalitiche. Operò sia come medico sia come romanziere e critico letterario e tutta la sua attività fu ispirata dalla fede nella forza dei simboli. Vide nelle malattie del corpo delle creazioni simboliche che cercava di curare non solo con la fisioterapia e la tecnica del massaggio che gli aveva insegnato il suo maestro
Schweninger, ma anche con la psicoanalisi. Per questa introduzione della psicoterapia nella cura delle malattie organiche Groddeck venne considerato il "padre della medicina psicosomatica", un appellativo che egli non gradiva
(Grotjahn, 1966), perché lo riteneva limitativo rispetto alla sua ampiezza di visione.
L'ironia, la spontaneità scanzonata e la grande fantasia di Groddeck disturbavano molti psicoanalisti (Gay, 1988), irritati anche dalla sua autodefinizione di "wild
analyst" (Grossman & Grossman, 1965). Lo stesso Freud dovette intervenire in suo favore contro il pastore svizzero Oskar
Pfister, che criticava "Das Buch vom Es" (1923). Però altri eminenti psicoanalisti ne furono affascinati, come Otto
Rank, Ernst Simmel, Heinrich Meng, Karl Landauer. Un'amicizia profonda legò a Groddeck due importanti donne della psicoanalisi, Karen Horney e Frieda
Fromm-Reichmann. Spesso gli incontri tra Groddeck e gli altri psicoanalisti avvenivano a
Baden-Baden, dove Groddeck aveva la sua clinica "Sanatorium", detta scherzosamente
"Satanarium".
Groddeck fu anche amico, insegnante e medico di Erich Fromm (1900-1980) durante la seconda metà degli anni '20 e i primi anni '30
(Funk, 1983, Burston, 1991). In quell'epoca Fromm era uno psicoanalista freudiano formatosi all'Istituto di Berlino, con interessi specifici riguardo al carattere sociale, ed era membro dell'"Istituto di Francoforte per la Ricerca Sociale". Ai fini della comprensione del rapporto Groddeck-Fromm è indispensabile considerare lo studio profondo intrapreso da Fromm dell'opera di Bachofen e l'interpretazione umanistica della tradizione ebraica che egli ricavò dal suo insegnante di Talmud Salman Baruch Rabinkow
(Funk, 1988).
Così si esprime Fromm in una lettera inedita (Biancoli, 1997) a Sylvia Grossman del 12 novembre 1957 riguardo a
Groddeck:
"Egli era, a mio parere, l'unico (analista tedesco)
che fosse vero, originale, coraggioso e
straordinariamente generoso. (...) Sono sempre stato
molto grato (...) di aver avuto il privilegio di
conoscerlo. (...) Il suo insegnamento mi ha
influenzato più di quello di altri miei maestri".
Fromm dunque dichiara un'influenza di Groddeck su di lui, però scorrendo l'opera omnia edita da Rainer Funk troviamo solo due citazioni (1935, 1976); un'altra citazione di minore interesse si trova nel capitolo inedito di
"To Have or to Be?" (1992, p. 14), dove Groddeck è ricordato solo per la sua tecnica del massaggio volta a liberare il corpo dalle tensioni. Per questo stesso motivo Fromm parla di
Groddeck, associato al nome di Wlhelm Reich, in due momenti durante un seminario tenuto a Locarno nel 1974
(Fromm, 1994, p. 115 e p. 175).
Anche la seconda citazione (1976, p. 352) è molto circoscritta, poiché si riferisce all'erezione del pene che, secondo
Groddeck, rende un uomo tale solo per pochi istanti mentre lo lascia bambino per la maggior parte del tempo, riguardo a tale aspetto. Però anche qui Fromm non perde l'occasione per definire Groddeck "one of the most
outstanding, although relatively little known, psychoanalist".
Nella prima citazione (1935, pp. 130-131) Fromm dedica quasi una pagina a Groddeck e presenta una valutazione articolata su di lui. Accanto ad espressioni ammirate, Fromm non tace i limiti di
Groddeck: disprezzo per la scienza e posizioni reazionarie nelle questioni sociali. Allo stesso tempo, elenca le qualità del suo amico: geniale intuito psicologico, atteggiamento libero da ogni moralismo e da ogni senso del peccato in materia sessuale, rapporti schietti e di dedizione totale ai pazienti. Secondo
Fromm, Groddeck è importante più per l'influenza che ha esercitato sugli psicoanalisti che erano in rapporto personale con lui che non per i suoi scritti, un po' scientifici e un po' romanzeschi. In particolare, Groddeck ha esercitato un forte influsso su
Ferenczi, contribuendo al dato storico del suo creativo e doloroso dissidio da
Freud. Al riguardo, Fromm (1935, p. 131) scrive:
"La sua influenza (di Groddeck) è stata sopratutto di
carattere individuale, e l'evoluzione di Ferenczi
(...) si deve spiegare soltanto grazie al forte
influsso che Groddeck ha esercitato su di lui.
Ferenczi aveva un temperamento originale e
creativo, era molto dotato, ma era anche sensibile e
timido, diversamente da Groddeck. La sua vita è stata
sotto l'influsso di Freud e di Groddeck, e gli è
mancata la forza di scegliere fra i due" (mia
traduzione).
Questo dissidio di Ferenczi da Freud non si è risolto in una ribellione dichiarata o in una scissione, però ha aperto un filone alternativo nella psicoanalisi che si è espresso "in two
directions: the British middle school and the American interpersonal-cultural
school" (Bacciagaluppi, 1993).
Fromm accenna anche alla tradizione culturale di Groddeck, che era quella di Carus e
Bachofen.
Pure l'influenza di Groddeck su Fromm sembra dovuta più al loro rapporto personale che non agli scritti di Groddeck che di fatto Fromm non cita. L'esame comparato delle loro teorie lascia pensare che quel rapporto personale abbia dato un contributo all'approccio clinico frommiano e alla familiarità di Fromm col pensiero romantico tedesco.
GRODDECK E IL TARDO ROMANTICISMO
Il romanticismo, in particolare quello tedesco, offrì l'ambiente culturale adatto allo studio dei miti e dei simboli. Il vitalismo e la filosofia della natura favorirono l'idea dell'inconscio come radice e genesi di tutte le manifestazioni della vita universale
(Ellenberger, 1970). Pensatori e filosofi come Friedrich Schlegel,
Creuzer, Schelling, Carus, von Schubert e il poeta Novalis costruirono le premesse della psicologia romantica di Gustav Theodor
Fechner, citato più volte da Freud (1895, 1905, 1915-17, 1920, 1922, 1924, 1925), e della valorizzazione dei simboli dell'arte e della mitologia antiche che consentì a Johann Jakob Bachofen (1815-87) una interpretazione originale della storia dell'umanità.
Bachofen, nel "Preambolo e Introduzione" al suo "Das Mutterrecht" (1861), polemizzava con gli storici che seguivano il metodo
storicistico-positivista, per la loro visione ristretta che si interessa solo di fatti, personalità ed istituzioni, trascurando la mitologia. Sostenne che bisognava invece considerare non solo la storia ma anche il mito, per ottenere una visione globale e profonda dell'antichità. Il principio di ogni sviluppo giace nel mito. La più possente leva di tutte le civiltà è la religione. Lavorando sui miti e sui simboli come documenti, Bachofen fece emergere una chiara e coerente visione del matriarcato come stadio universale della storia dell'umanità. Questo stadio dimenticato precedette l'attuale patriarcato e a sua
volta seguì un'anteriore situazione di promiscuità sessuale, l'eterismo, che aveva come simbolo la palude e come divinità Afrodite.
L'amazzonismo promosse il passaggio al matriarcato, che fondò la famiglia con il diritto matrilineare e avviò l'agricoltura. I valori erano dati dall'amore per la madre, la condanna senza appello per il matricidio, la libertà, l'uguaglianza, la pace. La divinità era Demetra e tra i principali simboli c'erano la predilezione della notte, della luna, della terra, il culto dei morti, le sorelle preferite ai fratelli, l'ultimogenito preferito ai figli maggiori, la sinistra preferita alla destra. In seguito a lotte terribili, il patriarcato soppiantò il potere femminile e impose i suoi valori, che Bachofen riteneva superiori: indipendenza individuale, amore per il padre, diritto patrilineare, procreazione spirituale, di cui l'adozione era una
esplicitazione. Cambiarono i simboli: prevalse il giorno
sulla notte, il sole sulla luna, il cielo sulla terra, la destra sulla sinistra. La divinità era Apollo, dio della luce e delle belle arti. La lotta del soccombente matriarcato contro il potere maschile espresse una riedizione degenerata
dell'amazzonismo, che ora professava il culto di Dioniso.
Il giovane Nietzsche raccolse quella distinzione tra apollineo e dionisiaco e la ripropose rielaborata e cambiata nel suo primo libro di filosofia
"Die Geburt der Tragödie" del 1886. Nietzsche fu alunno del professor
Koberstein, nonno materno di Groddeck (Prasse, 1980). Si era venuta formando una rete di rapporti culturali e di idee entro la quale Groddeck cominciò a muoversi. Nel suo primo libro
"Ein Frauenproblem" del 1902 Groddeck imitò lo stile di Nietzsche ma propose un contenuto
bachofeniano, cioè l'interesse e l'ammirazione per il femminile. Groddeck ricavò da Nietzsche anche l'uso del termine
"Es", che Freud poi adopererà, con diverso contenuto, facendo esplicito riconoscimento di averlo
preso da Groddeck.
Dopo anni di esperienze cliniche in cui lavorava con l'aspetto simbolico dei sintomi, Groddeck scrisse la prima lettera a Freud il 27 maggio 1917, comunicandogli i risultati delle sue riflessioni e chiedendogli se poteva essere considerato psicoanalista. I due uomini erano molto diversi tra loro, ma Freud rispose positivamente e gli manifestò simpatia, tanto da pubblicargli nel '19, per i tipi della Psychoanalyticher
Verlag, "Der Seelensucher", un "romanzo psicoanalitico" estroso e divertente. In quegli anni Groddeck pubblicò vari lavori:
"Von der Sprache" del 1912 (1964); "Psychische Bedingtheit und psychoanalytische Behandlung organischer
Leiden" del 1917 (1966); "Eine Symptomanalyse" del 1920 (1966);
"Der Symbolisierungszwang" del 1922 (1966). Dopo la sua opera più nota,
"Das Buch vom Es" del 1923 (1961), scrisse ancora molti saggi, tra cui:
"Traumarbeit und
Arbeit des organischen Symptoms" del 1926 (1966); "Vom Sehen, von der Welt des Auges und vom Sehen ohne
Augen" del 1932 (1966); "Vom Menschenbauch und dessen Seele" del 1932 (1966);
"Der Mensch als Symbol" del 1933 (1973).
In tutte queste opere Groddeck mostra di essere un tardo rappresentante del romanticismo e del vitalismo
(Burston, 1991), con le inevitabili ambiguità di questa posizione: come psicoanalista clinico e come persona, fu creativo, innovatore e generoso, e coraggioso nello sviluppare e sostenere le sue idee; riguardo invece al suo pensiero in campo sociale e politico e rispetto al sapere scientifico, fu un uomo di destra che non comprese il suo tempo. Nel '34 pateticamente scrisse alcune lettere a Hitler
(Tagliaferri, 1973) per fargli cambiare le sue intenzioni: ricevette come risposta l'essere ricercato dalla polizia tedesca e il dover fuggire in Svizzera, dove morì poco dopo, a
Zurigo.
Mentre Groddeck applicava la sua feconda fantasia e il suo intuito allo studio dei simboli, altri pensatori di destra si occupavano di simboli e di miti e si esprimevano nella
"Bachofen-Renaissance" esordita negli anni '20 (Jesi, 1973). Autori come
Klages, Bäumler, Evola proponevano una lettura di Bachofen che faceva del mito una sostanza, una entità extra-umana
(Schiavoni, 1988). Fromm (1934) polemizzò con queste teorie e difese una lettura umanistica di
Bachofen, il quale peraltro aveva ispirato anche vari autori socialisti attratti dall'egualitarismo del matriarcato.
L'UMANESIMO RADICALE E L'ANTIAUTORITARISMO DI ERICH FROMM
Fromm ricevette la prima formazione religiosa in famiglia, nei termini di una pratica di vita ebraica rigorosamente ortodossa. Introdotto al Talmud da un prozio materno, ebbe poi come maestri il rabbino ortodosso Nehemia Nobel e il rabbino Salman Baruch
Rabinkow, un chabad-hassid. Nobel era un mistico umanista, influenzato da Hermann Cohen e quindi illuminista in senso goetiano e neokantiano.
Rabinkow, che era socialista, dava un'interpretazione umanistica della legge ebraica e vedeva nell'autonomia dell'individuo il valore più grande
(Funk, 1988). Il rapporto con Rabinkow fu per Fromm importantissimo e fu il lievito che gli farà sviluppare in seguito la visione umanistica della psicoanalisi.
"In Rabinkow's view the autonomy of man is deeply
rooted in Judaism. (...) What Rabinkow states about a
Judaist is what Fromm later on in life tried to verify
with the help of his psycoanalitic and
sociopsychoanalitic investigation. The options,
however, such as seeing man in his ability for
biophilia, love, autonomy, productive orientation,
humanity, freedom (...) these anthropological options
were taken over by Fromm from Rabinkow's humanistic
view of Judaism" (Ibid.).
Nel '22 Fromm si laureò presso l'Università di Heidelberg con la tesi
"Das jüdische Gesetz", preparata con Alfred Weber. Successivamente studiò Marx e Bachofen e si dedicò alla psicoanalisi: venne analizzato da Frieda
Reichmann, Wittenberg e Sachs, ed ebbe come supervisori Landauer e Theodor
Reik. Fromm dunque non fu "wild analyst" in nessun senso; in seguito praticherà l'autoanalisi, come Freud e come
Groddeck.
La formazione culturale di Fromm era dunque molto diversa da quella di Groddeck e presentava alcuni punti fondamentali di distinzione: l'ebraismo, diventato poi nutrimento di una religiosità non teista; l'umanesimo; l'antiautoritarismo; il marxismo, con l'interesse per la psicoanalisi della società. Questi temi sono presenti negli scritti del giovane
Fromm, alcuni dei quali sono già molto importanti: "Die Entwicklung des
Christusdogmas" (1930); "Über Methode und Aufgabe einer Analytischen
Sozialpsychologie" (1932a); "Die psychoanalytische Characterologie und ihre Bedeutung für die
Sozialpsychologie" (1932b).
Con lo studio dei libri di Bachofen e il rapporto personale con Groddeck Fromm prese vivo e diretto contatto col romanticismo, ma lo fece da posizioni illuministe. Il vitalismo e l'irrazionalismo romantici appartengono alla totalità dell'esperienza umana e aiutano a comprendere le potenzialità dell'uomo, a patto che l'uomo sia visto come radice di tutte le sue espressioni, e quindi anche dei sogni, dei simboli, dei miti, delle religioni, dei riti. Quando si pensa che questi prodotti umani siano ispirati da una fonte esterna all'uomo, come accadde a Jung (1938, 1957, 1961) e
sopratutto ai mitologi della cosidetta "destra tradizionale" (Jesi, 1979), si possono sviluppare teorie non umanistiche o apertamente antiumanistiche, che nelle loro formulazioni più estreme diventano nemiche dell'uomo e finiscono col legittimare la violenza fascista e nazista
(Fromm, 1973; Jesi, 1979).
L'autoritarismo sa giustificarsi con ogni sorta di razionalizzazioni e ideologie e sa sedurre con gli affascinanti aloni dell'irrazionalismo romantico, sempre contro gli interessi dell'essere umano. Per combattere efficacemente le cupe e inquietanti prospettive offerte dalle visioni autoritarie del simbolo e del mito, non basta la simpatia per l'essere umano dimostrata da Groddeck nella sua vita e nelle sue opere, ma occorrono in tutta la loro chiarezza teorica e pratica le opzioni esplicite dell'umanesimo radicale e dell'antiautoritarismo. Fromm si ispira a questi due principi quando applica la psicoanalisi alla facoltà umana di simbolizzare.
CONFRONTO FRA I DUE AUTORI SU ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI DELLA PSICOANALISI
Ciò che unisce Fromm a Groddeck è dato dall'amore per la verità e per la libertà, dalla passione per la ricerca, dall'autonomia di pensiero, dal coraggio delle proprie idee, dal fascino provato per i processi della vita che non cessano mai di stupire. In entrambi c'è rispetto e amore per l'uomo e per la natura. Queste condizioni sostanziali per un dialogo fruttuoso non si lasciano certo cancellare da differenze di
concettualizzazione. Semmai queste non favoriscono la comparazione dei testi, scoraggiata anche dalle scarse citazioni di Groddeck da parte di
Fromm. Però entrambi offrono nuclei tematici che si prestano al confronto e che lasciano intravvedere un'influenza di Groddeck su
Fromm. Su alcuni contenuti fondamentali possiamo riscontrare infatti rilevanti affinità.
a) Il concetto di inconscio
Groddeck chiamò "Es" l'inconscio. Poiché "Es" è il pronome impersonale singolare nella lingua tedesca, la prima connotazione dell'inconscio groddeckiano è l'impersonalità. L'uomo è vissuto
dall'Es, che non ha età, che è continuo movimento, che tiene in vita e conduce alla morte, che fa ammalare e fa guarire.
L'Es è il grande torrente della vita che scorre e che tutto genera; vano è opporvisi e l'idea di poterlo governare è un autoinganno (1923). L'Ego non esiste, è una menzogna, un artificio linguistico. La coscienza che l'Ego ha di sé è illusoria (1912).
La vita umana è una rappresentazione simbolica dell'Es, che spinge infine alla morte come ritorno nel grembo materno. Poiché la differenza tra aspetti soggettivi e personali e aspetti oggettivi
dell'Es non anima una dialettica ma si stempera in un'unica intenzionalità inconscia, ne esce una visione mistica dell'inconscio. Già nella sua prima lettera a Groddeck del 5 giugno 1917 Freud mostra di accorgersene e di non apprezzarla, parlando di "tendenza monistica a minimizzare tutte le belle differenze della natura" (mia traduzione).
Il concetto di inconscio in Groddeck è direttamente romantico ed inclusivo di ogni aspetto del vivere. Si può ritenere che Fromm sia stato influenzato da Groddeck nella sua concezione dell'inconscio che comprende la totalità delle potenzialità umane. Infatti, il "total man" di Fromm è inconscio, però è un concetto che prende dal romanticismo solo la materia prima, cioè l'idea di un universale fermento vitale, la quale viene elaborata sulla base dell'umanesimo radicale e della considerazione del fattore sociale.
Secondo Fromm, la parte inconscia della psiche individuale è per lo più un dato sociale, storicamente relativo. I filtri
(Fromm, 1960, p. 321-326) della lingua, della logica e dei tabù giocano una parte attiva, poiché lasciano passare solo quei contenuti psichici che sono compatibili con le esigenze di funzionamento della società. Conscio e inconscio sono qualità dei contenuti della psiche, le quali vengono attribuite, in massima parte, da processi sociali, essi stessi inconsci. In questo modo l'area conscia del cittadino medio è largamente una illusione, prodotta e condivisa a livello collettivo. Restano inconscie componenti umane universali, biologiche, psichiche spirituali,
"rooted in the Cosmos". La non coscienza rappresenta la pianta, l'animale e lo spirito nell'essere umano. In ogni cultura, l'uomo
"has all the potentialities; he is the archaic man, the beast of
prey, the cannibal, the idolater, and he is the being with the capacity for
reason, for love, for justice" (Ibid., p. 328). "The total man", dal passato più lontano al futuro potenziale, rimane inconscio.
Inoltre, la parola "inconscio" non è un sostantivo, ma un aggettivo qualificativo che indica una qualità dei contenuti psichici.
"There is no such thing as the unconscious; there are only experiences of which we are
aware, and others of which we are not aware, that is, of which we are
unconscious" (Fromm, 1962, p. 102).
Possiamo dire che l'inconscio groddeckiano presenta i caratteri della totalità, della vitalità e dell'impersonalità. Mentre i primi due sono accolti e sottoposti ad una revisione da parte di
Fromm, il terzo non è umanistico e dunque cade fuori della psicoanalisi
frommiana. Infatti, l'idea dell'impersonalità dell'inconscio è stata fatta propria da impostazioni strutturaliste, ad esempio quella di
Lacan.
Quanto all'Ego, anche per Fromm è illusorio, poiché esiste solo dal punto di vista della modalità dell'avere. L'Ego, come pensiero obiettivato e verbale della nostra identità socialmente connotata, appartiene alla modalità dell'avere, è una cosa, un possesso, "the mask we each wear", "a dead
image". In quanto cosa, l'Ego è anche descrivibile a parole, mentre non descrivibile è l'"I", non soggetto a rappresentazione intellettuale (1976). L'"I" emerge nella modalità dell'essere come totale e immediata esperienza di essere un attivo centro funzionante, un sé, vissuto nella sua tendenziale pienezza (1968a).
b) La psicoanalisi come teoria radicale
Entrambi gli autori hanno avuto fino in fondo il coraggio delle loro idee e le hanno difese senza compromessi. Non hanno mai praticato diplomazie, né sul piano dell'elaborazione teorica né su quello del comportamento, e hanno sempre tratto senza timori tutte le conseguenze, anche estreme, dalle loro premesse di pensiero. La psicoanalisi non è mai stata per loro una "party line"
(Fromm, 1958), cui adattarsi, ma ricerca della verità. Entrambi hanno amato il paradosso, che non appartiene alla logica formale ma a quella dialettica, non per stupire o scandalizzare ma per offrire la disposizione intellettuale più prossima a cogliere i guizzi e ribaltamenti dei processi della vita, il loro pulsare e il loro palpitare. Provocatori sì, lo sono stati, di alta provocazione intellettuale, contro gli schematismi, gli irrigidimenti dogmatici, le acquiescenze, i gruppi di potere, le omertà. In fondo, entrambi sono rimasti ai margini della storia ufficiale della psicoanalisi. Benefica e salutare fu l'influenza morale di Groddeck su Fromm e sugli altri suoi amici, oltre che sul geniale e tormentato
Ferenczi, che tanto ha dato alla psicoanalisi.
Le teorie di Groddeck e di Fromm sono scomode, perché la psicoanalisi non può che essere scomoda nell'illuminare i meccanismi di difesa sia individuali che socialmente dati. Questi due maestri sono stati pensatori radicali, nel senso che non si sono lasciati vincere dal bisogno di accettazione e approvazione sociali, ma hanno spinto avanti le loro idee, fino a dove esse potevano arrivare nei loro coerenti sviluppi, senza adattarle ad esigenze spurie e dunque tradirle.
c) Il linguaggio verbale
Per Groddeck e per Fromm il contenuto psichico precede la parola. Groddeck afferma che la più profonda vita interiore è muta e che il linguaggio verbale che cerca di esprimerla mente, perché non gli è possibile rendere il movimento incessante dei vissuti in tutte le loro cangianti modalità. La parola può uccidere il pensiero (1923). Solo l'artista è il vero interprete dell'inconscio (1933). Il linguaggio verbale, per un verso, appare indispensabile alla comunicazione umana, allo scambio di opinioni e informazioni, allo sviluppo delle civiltà; per un altro verso, questo linguaggio rallenta lo sviluppo umano, perché "imbavaglia" il pensiero e frena l'azione che ne consegue. Quando si vuole
comunicare un contenuto profondo, fine e delicato bisogna ricorrere al gesto, al contatto, allo sguardo, al suono non verbale, musicale
(Groddeck, 1912). Fromm esprime posizioni analoghe quando si occupa della relazione analista-paziente (1959, 1960, 1968b, 1994) o, anche, quando fa l'esempio del sapore del vino del Reno (1957) che non si può comprendere da una descrizione a parole ma solo bevendolo, così come occorre un atto di empatia per comprendere un altro essere umano.
La concezione di Fromm riguardo al linguaggio è basata sulla teoria dei "filtri" sociali che selezionano i contenuti psichici che accedono alla coscienza. Questa teoria non viene da
Groddeck, però non solo non contrasta con la critica groddeckiana del linguaggio, ma potrebbe anzi darle una base d'appoggio razionalistica. Secondo
Fromm, gran parte dell'esperienza umana, individuale e collettiva, resta inconscia perché trattenuta da filtri socialmente dati. Determinante funzione di filtraggio è svolta dalla lingua. Il vocabolario può non offrire parole per date esperienze e presentare invece una ricca gamma di vocaboli per altre, che diventano coscienti in tutta la loro varietà di sfumature. Anche la grammatica, la sintassi, l'etimologia consentono alle varie lingue differenti modi di percezione e assunzione consapevole delle esperienze. Un altro filtro è quello
logico, che sulla base di regole di pensiero porta a scartare dalla coscienza tutto ciò che appare illogico. Un terzo filtro riguarda il contenuto dei vissuti, esistendo in ogni società dei tabù che impediscono la consapevolezza di dati pensieri o sentimenti (1960, 1962). A proposito di questa teoria, Fromm cita Benjamin Lee
Whorf; le fonti principali sarebbero probabilmente, secondo Burston (1991, pp. 147-48), Herder e Max
Scheler. Va però ricordata una proposizione di Groddeck, in chiusura della Lettera 10^,
"Das Buch vom Es" (1923): fra la coscienza e l'inconscio c'è un setaccio; sopra il setaccio, cioè nella coscienza, rimangono solo le parti grosse, la crusca, mentre la farina che serve alla vita scende giù nelle profondità
dell'Es.
d) Il linguaggio simbolico
Il linguaggio verbale per Groddeck è menzognero perché l'Es si esprime coi simboli, i quali non sono inventati da qualcuno, ma esistono come patrimonio inalienabile dell'umanità. Tutti i pensieri e tutte le azioni coscienti sono conseguenze, risvolti esteriori, degli inconsci processi di
simbolizzazione. L'intera vita umana è governata dai simboli (1923). La stessa distinzione tra "corpo" e "anima" esprime solo due funzioni, due modi di manifestarsi
dell'Es, che è l'unica realtà sotto i fenomeni prodotti dalla creazione simbolica. L'uomo è vissuto da una coazione a simbolizzare, è un essere simbolizzante (1922).
Le pagine di Groddeck indicano continuamente operazioni e corrispondenze simboliche in riferimento a sintomi, organi del corpo umano, funzioni fisiologiche, pensieri, azioni, comportamenti. Un'applicazione magistrale della sua abilità nel lavorare coi simboli è data dalla sua interpretazione della miopia. Ernst Simmel si fece curare la miopia dal suo amico
Groddeck, il quale, come Simmel stesso riferì, ricorreva a un gioco di parole in lingua inglese, lingua che egli conosceva molto bene: "The Eye is I, and anyone who is short-sighted does not want to see far ahead ..."
(Grotjahn, 1966). La miopia esprime il conflitto tra i sentimenti e i pensieri del miope, la sua visione personale, e le convenzioni sociali, la morale e le idee del suo ambiente. L'analisi è completata dall'esame etimologico della parola
"myopia" e della parola "mysterium": la comune radice
"my-" significa "restringere", da intendere come protezione dalla superficialità del comune pensare (1932a). Anche qui, come sempre, Groddeck combinava la sua sensibilità di lettore di simboli con le sue competenze di glottologo e filologo, risalendo alle radici più lontane delle parole e scoprendo i significati originari, poi smarriti nell'evoluzione storica delle lingue.
Si può ritenere che la lezione di Groddeck sia passata nel pensiero di Fromm, ma rielaborata e chiarita nella visuale umanistica. L'appartenere al genere umano, il portarne in sé le caratteristiche fisiche e psichiche rendono l'individuo capace di comprendere e di esprimere il linguaggio dei simboli, un linguaggio umano universale, che consente agli uomini di civiltà diverse e anche lontanissime nel tempo di comunicare tra loro attraverso i prodotti dell'arte, dei miti e delle fiabe
(Fromm, 1951, 1962).
La definizione di simbolo come "something that stands for something else" richiede l'esame della correlazione tra il simbolo e ciò che viene simbolizzato. Questa correlazione comporta che l'attività dei sensi, come il vedere, l'udire, l'odorare, il toccare, stanno al posto di un'esperienza interiore, un'emozione, un sentimento, un pensiero.
"Symbolic language is a language in which inner experiences, feelings and thought are expressed as if they were sensory
experiences, events in the outer world" (Fromm, 1951, p. 174).
Fromm distingue tre tipi di simboli: quello convenzionale, quello accidentale e quello universale. Il simbolo convenzionale è comunemente comprensibile, perché il rapporto con l'oggetto simbolizzato è posto da una convenzione, come nel caso del simbolo linguistico o di quello segnaletico. All'opposto, il simbolo è accidentale se vale per una sola persona, la quale lo abbia associato a una data cosa o esperienza. In entrambi i casi manca una relazione intrinseca tra simbolo e cosa simbolizzata, che invece caratterizza il simbolo universale, fondato
sull'"experience of the affinità between an emotion or thought, on the one
hand, and a sensory experience, on the other" (1951).
"The forgotten language" è il linguaggio dei simboli universali, comuni a tutti gli uomini di tutte le civiltà.
"Yet this language has been forgotten by modern man.
Not when he is asleep, but when he is awake (...) I
believe that symbolic language is the one foreign
language that each of us must learn" (Fromm, 1951, pp.
175-176).
Il linguaggio simbolico ha una sua grammatica e una sua sintassi, con una logica diversa quella convenzionale, nella quale le categorie del tempo e dello spazio sono meno importanti di quelle dell'intensità e dell'associazione
(Id.).
e) Il linguaggio del corpo
In quanto medico, Groddeck parte dalla cura del corpo, nel quale via via scopre il linguaggio
dell'Es; s'accorge che i simboli si incarnano e agiscono sul piano biochimico e fisiologico. Il linguaggio del corpo è linguaggio simbolico che parla attraverso il funzionamento degli organi, le sue alterazioni, le malattie con tutti i loro sintomi e le loro conseguenze sul piano del comportamento e della vita pratica. Groddeck vede i contenuti psichici tradursi in via mediata o in via immediata in aspetti del corpo e in accadimenti che lo riguardano (1917, 1923, 1926, 1932, 1933).
Anche per Fromm il corpo esprime la mente (1951) e si può riconoscere il carattere di una persona dai suoi aspetti corporei: il portamento, l'andatura, le mani, i gesti, la voce, la mimica. Il carattere ricettivo si palesa attraverso la bocca e le labbra tendenzialmente aperte, come a chiedere nutrimento, ed i gesti sono
"inviting and round". Il carattere sfruttatore presenta una bocca che sembra pronta a mordere e movimenti diretti ed aggressivi, con gesti appuntiti. Il carattere tesaurizzante tiene le labbra strette, serrate, con atteggiamenti ritratti e gesti
"angular" (1947). Nel carattere mercantile il corpo è alienato a strumento di successo, da conservare giovanile e piacente sul mercato delle personalità. L'interesse per gli odori si esprime sul volto del carattere necrofilo, conferendogli il tratto caratteristico di
"sniffer"; il viso denuncia l'incapacità di ridere, è inespressivo e lascia l'impressione di
"dirty" face, per la pelle arida e giallastra (1973).
f) L'alta considerazione del femminile
Sia Groddeck che Fromm apprezzano e ammirano l'animo femminile. Groddeck è sopratutto affascinato dalla gravidanza e dalla maternità; Fromm reputa la donna generalmente più capace di amare, perché più a contatto coi suoi sentimenti, che tende a dissociare dal suo intelletto meno di quanto faccia l'uomo, e perché è più pronta ad assumersi le responsabilità di un rapporto affettivo.
Secondo Groddeck, il godimento umano più alto sta nella maternità e per questo l'uomo invidia la donna. Quando un uomo ha la pancia esprime il suo desiderio di partorire; un desiderio di ripiego è quello di partorire un figlio almeno con la testa, come Zeus partorì Atena. Il gozzo di Groddeck scompare solo quando egli prende coscienza che è provocato dalle sue fantasie di gestazione.
Fromm è molto influenzato dal pensiero di Bachofen riguardo alla capacità di amare della donna. L'esperienza del parto e del prendersi cura del bambino rende la donna capace di estendere il suo amore da se stessa ad altri esseri umani. Il potere femminile è segnato da questa esperienza di vita e di tenerezza e promuove pace e fratellanza, benessere materiale e felicità terrena. Il matriarcato è ispirato da un principio di universalità, mentre il patriarcato da un principio di restrizione (1970).
Però i miti, le ricerche antropologiche, i contenuti di molte religioni documentano un duplice ruolo della figura materna: quello di dare la vita e di amare incondizionatamente e quello di toglierla e di odiare senza ragione. Anche nei sogni la madre appare come figura buona e piena d'amore o animale feroce che terrorizza, o con altri svariati simboli di tale ambivalenza (1973).
"I have found clinically that the fear of the
destructive mother is by far more intense than of the
punishing, castrating father. It seems that one can
ward off the danger coming from father by obedience;
but there is no defence against mother's
destructiveness; her love cannot be earned, since it
is unconditional; her hate cannot be averted, since
there are no 'reasons' for it, either. Her love is
grace, her hate is curse, and neither is subject to
the influence of their recipient" (Id. pp. 329-330).
Secondo Fromm, bisogna vedere non solo gli aspetti positivi ma anche quelli negativi sia del principio matriarcale sia del principio patriarcale. Il primo non consente lo sviluppo completo dell'individuo, che resta fissato alla madre e infantile. Il secondo non favorisce l'amore e l'uguaglianza e premia l'obbedienza e la subordinazione. La sintesi dei due principi porta ad una visione integrata (1970), sia nei termini di una civiltà in cui pietà e giustizia non siano più in conflitto, sia nei termini di un individuo che diventi madre, padre e figlio di
se stesso (Fromm, 1955; Silva-Garcia, 1983).
g) Aspetti dell'approccio clinico
Non risulta che Fromm abbia avuto con Groddeck un rapporto personale di supervisione psicoanalitica in senso tecnico, però partecipava alle riunioni di psicoanalisti che si tenevano a Baden Baden - negli ultimi anni di vita di Groddeck spettò a Frieda Fromm Reichmann il compito di organizzare questi incontri e di fungere da padrona di casa (Farber, 1966). Seguendo vie indirette, possiamo ragionare su un passo de "The Clinical Diary" di Ferenczi (1985), dove vengono citati Groddeck e Clara Thompson. Ferenczi afferma (7 gennaio) che la spontaneità e la sincerità del comportamento formano il clima più adatto alla situazione analitica, al contrario delle posizioni rigidamente teoriche. Si tratta di un principio psicoterapeutico largamente accettato dagli
psicoanalisti della scuola interpersonale, ai quali Clara Thompson portò la lezione ferencziana e Frieda Fromm Reichmann con Karen Horney quella groddeckiana. Il precedente storico di questa prassi psicoanalitica va dunque cercato nel modo di lavorare di Groddeck, molto diretto, franco e sincero coi pazienti (1923). Maud Mannoni (1979) nota come il "riso" di Groddeck rievocava non solo l'infanzia del paziente, ma anche l'infanzia dell'analista. Possiamo pensare ad un riso che spazzava via gli schematismi teorici e affidava la guarigione del paziente all'intuizione delle
astuzie dell'Es e all'assecondamento dei suoi processi di vita. Anche Fromm riteneva che le spiegazioni teoriche, specialmente se complicate, non avessero effetto terapeutico e che l'analista dovesse comunicare al paziente verità che lo riguardavano in modo semplice e diretto (1968b). "Fromm rejected any dogma, ritualized procedure, or a priori theory-based interpretations that deny the uniqueness and complexity of the individual patient and violate the potential for a singularly vital encounter" (Lesser, 1992).
Il clima della situazione analitica, cui accennava Ferenczi riferendosi a Groddeck e alla Thompson, era essenziale anche per Fromm.
"The essential factor in psychoanalytic therapy is
this enlivening quality of the therapist. No amount of
psychoanalytic interpretation will have an effect if
the therapeutic atmosphere is heavy, unalive and
boring" (1976, p. 296).
Inoltre, si può trovare un'eco dell'idea di Groddeck di risvegliare nel paziente le forze risanatrici inconscie (1923) nel principio psicoterapeutico frommiano di mobilitare le "emergency energies" (1968b, 1994), con l'importante precisazione però che, secondo Fromm, "one cannot ch'ange without an incredible
effort".
NOTE CONCLUSIVE
L'influenza di Groddeck su Fromm non è stata di tipo teoretico, cioè Groddeck non ha trasmesso a Fromm nulla di veramente notevole in termini di sistema di pensiero, e questo spiegherebbe le scarse citazioni. L'osservazione che Groddeck non era un pensatore sistematico non sembra costituire il punto principale, che sta invece, secondo me, nel fatto che entrambi sono stati pensatori liberi e non conformisti. Ciò che si apprende da un pensatore non
conformista è innanzitutto il pensare in modo indipendente e aperto, la fedeltà a se stessi nell'avventura del proprio pensiero e del proprio cammino, la fede in se stessi e nelle proprie potenzialità, che sono amore di sé nel coraggio delle proprie idee. L'insegnamento che viene da entrambi non è quello di accumulare nozioni e di organizzarle in sistemi rigidi, ma quello di far nascere il concetto dall'esperienza, di non dissociare mai l'attività dell'intelletto dall'esercizio delle altre facoltà umane, di non scindere in psicoanalisi il pensiero dal sentimento, dall'affetto, dall'emozione. Entrambi hanno imparato dal loro amore per le strutture viventi e hanno ricavato le loro teorie
psicoanalitiche dalla pratica clinica. Groddeck giunse alla psicoanalisi attraverso il suo originale lavoro coi pazienti; Fromm poté scrivere:
"For over thirty-five years I have been a practising
psychoanalyst. I have examined minutely the behaviour,
the free associations, and the dreams of the people
whom I have psychoanalysed. There is not a single
theoretical conclusion about man's psyche (...) which
is not based on a critical observation of human
behaviour carried out in the course of this
psychoanalytic work" (1962, p. 43).
Quel che Fromm sembra aver ricevuto da Groddeck è sopratutto un nutrimento spirituale, un insegnamento basato sull'esempio. Il riso di Groddeck era molto serio: una scuola del paradosso. Le poche parole che Fromm ha scritto su di lui sono di affetto, ammirazione e gratitudine.
B I B L I O G R A F I A
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