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3)
L'AGGRESSIVITA'
- A -
(Freud, i primi freudiani, i primi dissidenti)
Freud S. (1905)
Tre saggi sulla teoria sessuale. Opere, Vol. 4. Torino: Bollati
Boringhieri, 1989.
L'aggressività è considerata parte dell'istinto sessuale.
Freud S. (1915)
Pulsioni e loro destini. Opere
cit., Vol. 8.
Freud contempla sia l'ipotesi dell'aggressività come componente
dell'istinto sessuale, sia l'ipotesi dell'aggressività come pulsione
indipendente. L'odio è più antico dell'amore.
Freud S. (1915) Considerazioni attuali
sulla guerra e la morte. Opere cit., Vol. 8.
Si tratta di due saggi, che esprimono la reazione di Freud
allo scoppio della prima guerra mondiale. La guerra rende il
comportamento dei popoli moderni simile a quello dei primitivi. La
violenza vietata al singolo è legittima quando viene compiuta dalla
collettività.
Freud S. (1920) Al di là del principio
di piacere. Opere cit., Vol. 9.
La coazione a ripetere assume caratteristiche istintuali.
Vengono contrapposti istinto di vita e istinto di morte.
Freud S. (1923) L'Io e l'Es. Opere cit.,
Vol. 9.
Elaborazione della contrapposizione delle due classi di
istinti e del loro variabile impastarsi.
Freud S. (1924) Il problema economico del
masochismo. Opere cit., Vol. 10.
La relazione tra i due istinti di vita e di morte viene ancor
più precisata nel gioco delle loro reciproche funzioni.
Freud S. (1930) Il disagio della civiltà.
Opere cit., Vol. 10.
In un più vasto disegno complessivo, Freud ricapitola le sue
teorie sull'aggressività umana.
Freud S. (1932) Introduzione alla
psicoanalisi (nuova serie di lezioni), Lez. 32. Opere cit., Vol. 11.
Le pulsioni possono essere libidiche e aggressive. I moti
pulsionali risultano da un impasto tra queste due gruppi di pulsioni.
Freud S. (1933) Perché la guerra?. Opere
cit., Vol. 11.
Nell'estate del 1932 Einstein e Freud si scambiarono due
lettere. Nella sua risposta ad Einstein, Freud sostiene la tesi della
contraddizione tra processo di incivilimento e pulsione distruttiva. Si
combatte la guerra favorendo i fattori di civiltà che spostano le mete
pulsionali.
Weiss E. (1935) Istinto di morte e
masochismo. Rivista di Psicoanalisi, 1972, 18: 69-93.
Testo di grande chiarezza teorica, che però va storicizzato,
cioè letto tenendo conto che nel 1935 non erano ancora avvenute le
grandi discussioni sull’istinto di morte che portarono gli analisti a
dividersi su tale concetto, accettandolo o respingendolo.
Reich W. (1933) Analisi del carattere.
Milano: SugarCo, 1975.
L’aggressività non è primaria ma viene dalla libido
frustrata. La repressione della sessualità ha base sociale.
Adler A. (1912) Il temperamento nervoso.
Roma: Astrolabio 1950.
L'aggressività è l'espressione della volontà di potenza
dell'individuo, il quale tenta per questa via di compensare il proprio
senso di inferiorità.
- B -
(gli autori dell’Ego-psychology)
Freud A. (1936) L’Io e i meccanismi di
difesa. Firenze: Martinelli, 1967.
E’ descritto, tra gli altri,
il meccanismo di difesa “identificazione con l’aggressore”,
in base al quale ci si identifica con chi potrebbe aggredirci.
Hartmann
H. (1939) Psicologia dell’Io e problema dell’adattamento. Torino:
Boringhieri, 1966.
Coerentemente con l’ipotesi di un’area dell’Io libera
da conflitti, viene postulato un processo di neutralizzazione
delle pulsioni, sia libidiche che aggressive. Il fine è quello di
adattare l’Io all’ambiente esterno.
Hartmann
H., Kris E., Loewenstein R.M. (1964) Note sulla teoria dell'aggressività.
In: Scritti di psicologia psicoanalitica. Torino: Boringhieri, 1978.
Viene svolto il tema della “depulsionalizzazione
dell’energia aggressiva”. Questa energia neutralizzata non viene
rivolta contro l’Io, anzi, l’Io anziché restarne distrutto, ottiene
da essa la “forza motrice” per funzionare e agire.
Jacobson
E. (1964) Il Sé e il mondo oggettuale. Firenze: Martinelli, 1974.
Come la libido, anche l’aggressività è necessaria allo
sviluppo. Poiché l’aggressività favorisce il distacco, essa
contribuisce al processo di individuazione.
Arlow J.A. (1957) Mediocrità
compiaciuta. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri,
1992.
Viene esaminato il modo di essere delle persone mediocri
compiaciute di sé. Queste persone non esprimono tanto una aggressività
attiva verso gli altri, quanto suscitano verso di loro l’altrui
ostilità.
Adatto C.P., (1957) Il broncio. In: AA.
VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
La scontrosità che accompagna il broncio è riconducibile ad
un contesto di oralità frustrata e di desiderio di gratificazione.
Alexander J. (1960) Psicologia
dell’amarezza. In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati
Boringhieri, 1992.
Amarezza e acredine, contigue alla rabbia a all’odio,
insorgono nel vissuto del bambino, a partire dalla seconda metà del
primo anno di vita, di essere trascurato o rifiutato dalla madre.
Slap J.W. (1966) Il sarcasmo. In: AA. VV.
Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Il sarcasmo esprime una aggressività orale da parte di
persone che presentano tendenza alla depressione. Esso mira a colpire
l’autostima della persona che ne è oggetto o il suo prestigio
sociale.
- C
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(i
freudiani e i postfreudiani in genere; revisionisti, dissidenti,
oppositori; junghiani)
Fenichel O. (1945) Critica dell’istinto
di morte. In: Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi.
Roma: Astrolabio, 1945, pp. 72-74.
L’aggressività non è primaria ma reattiva. L’istinto di
morte non esiste.
Schmideberg M. (1946) La lamentosità.
In: AA. VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
L’autrice era la figlia di Melanie Klein. La lamentosità
fa parte di un insieme che include il rancore e il desiderio di una
compensazione o una vendetta. Insorge su basi pregenitali.
Gaddini E. (1972) Aggressività e
principio del piacere: verso una teoria psicoanalitica
dell’aggressività. Rivista di Psicoanalisi, 18:266-281.
Prima viene l’aggressività, poi la libido. Le zone erogene
in tanto sono libidiche in quanto intensamente cariche di aggressività.
Se l’energia pulsionale cerca l’oggetto, è primariamente
l’aggressività a cercarlo, più che la libido.
Stone L. (1971) Reflections of the
psychoanalytic concept of aggression. Psychoanalytic Quarterly, 40:
195-244.
Il tema è affrontato più in termini empirici che in termini
teoretici. I fenomeni aggressivi vengono studiati più nelle loro
funzioni, rappresentazioni, modalità e nei loro effetti più che nella
loro origine da un ipotizzato istinto di morte.
Kohut H. (1972) Pensieri sul narcisismo e
sulla rabbia narcisistica. In: La ricerca del Sé. Torino: Boringhieri,
1982, pp. 124-162.
La carenza cronica di empatia da parte della madre e del
padre provoca ferite narcisistiche nel bambino, che risponde sviluppando
rabbia narcisistica.
Kohut H. (1977) La guarigione del Sé.
Torino: Borighieri, 1980.
Come per sopravvivere fisicamente il neonato ha bisogno
dell’ossigeno, così per sopravvivere psicologicamente ha bisogno di
un ambiente umano empatico. L’aggressività primaria fa parte di una
configurazione auto affermativa non distruttiva. La rabbia distruttiva
è secondaria a una ferita al Sé.
Kernberg O.F. (1992) Aggressività,
disturbi della personalità e perversioni. Milano: Cortina, 1993.
Aggressività e odio sono legati alla struttura narcisistica
di personalità. L’odio sta alla base di gravi disturbi di personalità,
di perversioni e di psicosi funzionali.
Fanon F. (1952) Il negro e l’altro.
Milano: Il Saggiatore, 1965.
L’aggressività di cui parla Fanon è quella del bianco che
riduce il negro ad oggetto. Questo bel libro rintraccia la via del
recupero della soggettività del negro, una via che presenta valore
universale e vale dunque anche per il bianco.
Lacan J. (1948) L’aggressività in
psicoanalisi. In: Scritti, Vol. I. Torino: Einaudi, 1974, pp. 95-118.
L’aggressività è una pulsione che entra nella costruzione
del soggetto, a partire dallo stadio dello specchio. Viene rivolta al
rivale, prima immaginario poi terzo simbolico, l’Altro in funzione del
Nome-del Padre.
Bergeret J. (1984)
La violence fondamentale. Paris: Dunod.
La violenza fondamentale è innata e non è né buona né
cattiva. Non è da trattare né da prevenire. Essa costituisce
l’istinto di sopravvivenza e fornisce energia alla libido, ma a questa
può anche sottrarre componenti quando si trasforma in odio e
aggressività.
- D -
(Melanie Klein, Bion e autori di
indirizzo)
Klein M. (1921-58) Scritti 1921-1958.
Torino: Boringhieri, 1978.
Per la Klein l’aggressività è una pulsione innata e primaria,
espressione dell’istinto di morte. Il bambino nutre fantasie arcaiche
di sadismo orale, uretrale, anale. La sua distruttività è
precocissima.
Klein
M (1957) Invidia e gratitudine. Firenze: Martinelli, 1969.
Nella relazione a due, l’oggetto è invidiato per qualcosa che ha.
L’invidia è la prima manifestazione dell’istinto di morte, poiché
il bambino attacca il seno, la sorgente di vita e di tutto ciò che è
buono, e vi proietta le parti cattive di sé.
Fornari
F. (1964) Psicoanalisi della guerra atomica. Milano: Comunità.
L’era atomica pone una situazione specifica riguardo al fenomeno
guerra, cioè all’espressione di angoscie psicotiche attraverso il
meccanismo inconscio di proiettare all’esterno ed aggredire componenti
interne persecutorie.
Fornari
F. (1966) Psicoanalisi della guerra. Milano: Feltrinelli.
La teoria sulla guerra è presentata in un contesto storico e
antropologico. Essa verte sull’inconscio e sui meccanismi di scissione
dei contenuti interni in buoni e cattivi e di proiezione di questi
ultimi sul nemico esterno. L’elaborazione paranoica del lutto è un
processo psicotico che presenta alla coscienza degli individui come
esigenza etica la distruttività della guerra.
Lussana P. (1972) Aggressività e istinto
di morte da Freud a M. Klein: teoria e note cliniche. Rivista di
Psicoanalisi, 18:155-178.
E’ presa in esame la tormentata ipotesi dell’istinto di
morte nell’opera di Freud, che viene poi assunta e sviluppata da
Melanie Klein. Gli argomenti sono supportati da casi clinici.
Rosenfeld
H. (1971) L’accostamento clinico alla teoria psicoanalitica degli
istinti di vita e di morte: una ricerca sugli aspetti aggressivi del
narcisismo. Rivista di Psicoanalisi, 18:46-67).
Aspetti clinici e aspetti teorici convergono nell’indagine su come la
defusione degli istinti di vita e di morte colluda con le componenti
narcisistiche. In particolare viene mostrato come il narcisismo possa
governare le pulsioni aggressive e distruttive, dando luogo a gravi
patologie.
Bion W.R. (1958) L’arroganza. In: AA.
VV. Le rabbie croniche. Torino: Bollati Boringhieri, 1992.
Il testo si basa sul presupposto che l’orgoglio diventa
amor proprio se prevale la pulsione di vita, diventa invece arroganza se
prevale la pulsione di morte.
Bion W.R. (1965) Trasformazioni. Il
passaggio dall’apprendimento alla crescita. Roma: Armando, 1973.
Tre sono le forme possibili di legame con l’oggetto: L.
(Love), H. (Hate) e K (Knowledge). Quest’ultima è un bisogno di
conoscenza e verità, e se diventa –K la disfunzione fa sorgere
l’odio libero, da cui partono attacchi distruttivi ed autodistruttivi.
-
E-
(gli
“indipendenti” britannici)
Balint M. (1951) Amore e odio. In:
L’amore primario. Rimini: Guaraldi, 1973, pp. 184-204.
L’odio persistente “si rivela spesso come un derivato
dell’amore frustrato”.
Bowlby J. (1969) Collera, angoscia e
attaccamento. In: Attaccamento e perdita. Vol. II. Cap. 17. Torino:
Boringhieri, 1978.
L’angoscia è provocata dalla separazione dalle cure
materne e si spiega con la teoria dell’attaccamento, anche nella sua
versione di risposta collerica.
de Zulueta F. (1993) Dal dolore alla
violenza: le origini traumatiche dell’aggressività. Milano: Cortina,
1999.
L’aggressività viene vista come reazione alla rottura
traumatica di relazioni di attaccamento, dunque non come istinto ma come
fenomeno interpersonale.
Guntrip H. (1968) Teoria psicoanalitica
della relazione d’oggetto. Milano: Etas Libri, 1975.
“L’odio…è amore inacidito”. La rabbia viene dal
rifiuto da parte dell’oggetto da cui si vorrebbe essere amati.
“L’odio è sempre una relazione oggettuale”.
Fonagy P., Moran G.S., Target M. (1993)
L’aggressività e il Sé. In: Attaccamento e funzione riflessiva.
Milano: Cortina, 2001.
La funzione riflessiva, o metacognizione, protegge
dall’insorgere di sentimenti aggressivi e si forma dalla capacità
della madre di riconoscere gli stati mentali del bambino. Quando tale
funzione è insufficiente,
l’incapacità della persona di rappresentarsi la propria e l’altrui
mente si esprime anche attraverso attacchi aggressivi.
-
F -
(gli
interpersonalisti americani)
Fromm E. (1973) Anatomia della
distruttività umana. Milano: Mondadori, 1975.
Fromm distingue l’aggressività benigna da quella maligna. La prima è
difensiva e adattativa, ha base biologica ed è presente anche negli
animali. La seconda non ha basi biologiche dimostrate ed è
esclusivamente umana. Essa può dar luogo al sadismo, che è il piacere
di far soffrire un altro essere vivente, compatibile con la vita, e alla
distruttività, che mira a sopprimere ciò che è vivo e i prodotti
della sua creatività
Searles H.F. (1956) Scritti sulla
schizofrenia. Torino: Boringhieri, 1974.
Searles non vede l’aggressività come innata ma come reattiva,
derivante da esperienze di rifiuto che nel bambino provocano forte
angoscia che trova espressione in sentimenti ostili e avversativi.
-
G -
(correnti
e autori recenti e contemporanei, i relazionali in particolare e i loro
oppositori)
Lichtenberg J.D. (1989) Psicoanalisi e
sistemi motivazionali. Milano: Cortina, 1995.
L’aggressività è inquadrata in un sistema motivazionale,
nel quale è previsto un bisogno di reagire attaccando o ritirandosi, in
funzione adattativa.
Mitchell S.A. (1993) Speranza e timore in
psicoanalisi. Torino: Bollati Boringhieri, 1995.
L’aggressività può essere intesa come assertività e in
tal senso è un fenomeno vitale. L’aggressività distruttiva invece è
patologica in quanto diventa elemento organizzatore di un Sé debole che
si sperimenta minacciato e minaccioso.
Biancoli R. (2000) On Impediments to the
Process of Individuation. International Forum of Psychoanalysis,
9:227-238.
La paura, l’odio e la distruttività tengono la persona
fissata al suo ambiente d’origine e le impediscono il cammino
dell’individuazione. Odio e dipendenza sono interrelati.
Migone P., Rabaiotti C. (2003) Il
concetto psicoanalitico di pulsione aggressiva: le posizioni di Freud e
alcune proposte di revisione teorica. Rivista Sperimentale di Feniatria,
CXXVII, 2 e 3.
E’ una rassegna storica, a carattere prevalentemente informativo,
delle teorie psicoanalitiche del concetto di aggressività, da Freud ai
giorni nostri. |