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5)
TEORIE SULL’ANGOSCIA
-A-
(Freud,
i primi freudiani, i primi dissidenti)
Freud
S. (1894) Minuta E. Come si origina l’angoscia. In: Minute teoriche
per Wilhelm Fliess (1892-97). Opere
cit., Vol. 2. Torino: Bollati Boringhieri, 1968.
L’angoscia si origina dalla sessualità e proviene da un
ingorgo. Viene in particolare considerato il coitus
interruptus come causa d’angoscia, tanto nelle donne che ne sono
soggette quanto negli uomini che lo praticano.
Freud S. (1894) Legittimità di separare
dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come “nevrosi
d’angoscia”. Opere cit.,
Vol. 2. Torino: Bollati Boringhieri, 1968.
La nevrosi d’angoscia deriva dall’incapacità di far
fronte ad un eccitamento endogeno, sessuale. Se la fonte
dell’eccitamento è esterna si ha la paura, se è interna si ha
l’angoscia.
Freud S. (1915-17) Introduzione alla
psicoanalisi. Lez. 25, L’angoscia. Opere
cit., Vol. 8. Torino: Bollati Boringhieri, 1985.
Benché taluni aspetti di questa elaborazione siano stati in
seguito modificati da Freud, si tratta di un lavoro fondamentale
sull’argomento. Viene distinta l’”angoscia reale”
dall’”angoscia nevrotica”. Questa può presentarsi in termini
liberi e fluttuanti come “angoscia d’attesa” o legarsi a dati
oggetti, come nelle “fobie”.
Freud S. (1925) Inibizione, sintomo e
angoscia. Opere cit., Vol. 10.
Torino: Bollati Boringhieri, 1978.
Testo molto importante nell’opera complessiva di Freud. Tra
l’altro, in una nuova teoria sull’angoscia, viene proposto il
termine “angoscia-segnale” che anticipa una situazione di pericolo,
come fosse un allarme su una incombente situazione traumatica.
Freud S. (1932) Introduzione alla
psicoanalisi. Lez. 32, Angoscia e vita pulsionale. Opere cit., Vol. 11. Torino: Bollati Boringhieri, 1979.
Vengono riassunte le precedenti elaborazioni sull’angoscia.
L’angoscia è il segnale di una situazione di pericolo. Quando
riferito ad un moto pulsionale, questo segnale d’angoscia può dar
luogo a rimozione, cui fa seguito un sintomo o una formazione reattiva.
Rank
O. (1924) Il trauma della nascita.
Rimini: Guaraldi, 1972.
Tutte le nevrosi derivano dal trauma della nascita, in rapporto al quale
ha origine e si spiega l’angoscia di separazione.
Reich
W. (1926) The Sources of Neurotic Anxiety: A Contribution to the Theory
of Psycho-Analytic Therapy. The
International Journal of Psychoanalysis, 7: 381-391.
La psicoanalisi deve rendere conscio il significato
dell’ansia, la quale deriva dagli istinti. Le varie fonti dell’ansia
possono essere distinte e viste nelle loro mutue relazioni, in modo da
modificarne la psicodinamica.
Jung C.G. (1929) Il contrasto tra Freud e
Jung. Opere cit., Vol. 4.
Torino: Bollati Boringhieri, 1973.
Non sembra vi sia una teoria organica dell’angoscia in Jung.
Egli non riconosce nei vari fenomeni angosciosi una costante pulsionale,
potendo esercitare l’angoscia funzioni di evitamento o di orientamento
su dati aspetti della vita dell’individuo.
-
B -
(gli
autori dell’Ego-psychology)
Hartman H., Kris E. (1945)
L’impostazione genetica in psicoanalisi. In: Hartman H., Kris E.
Loewenstein R.M. (1964) Scritti di
psicologia psicoanalitica. Torino: Boringhieri, 1978.
Il concetto d’angoscia è esaminato da un punto di vista
genetico. Le situazioni conflittuali del passato intervengono nelle
situazioni attuali e le influenzano, tenuto conto della maggior maturità
dell’Io presente.
Hartman H., Kris E., Loewenstein R.M.
(1946) Considerazioni sulla formazione della struttura psichica. In:
Hartman H., Kris E., Loewenstein R.M. (1964) cit.
E’ riproposta l’elaborazione di Freud del concetto di
“angoscia segnale”, il
cui avvento testimonia un’avvenuta maturità del sistema psichico.
Rangell L. (1955) On the Psychoanalytic
Theory of Anxiety – A Statement of a Unitary Theory. Journal of American Psychoanalytic Association, 3: 389-414.
Stabilito che l’angoscia è l’aspetto fondamentale della
clinica psicoanalitica, vengono ricapitolati i contributi teorici emersi
nel corso della storia della psicoanalisi e inquadrati in una visione
unitaria.
Zetzel E., Meissner W.W. (1973) Psichiatria
psicoanalitica. Torino: Boringhieri, 1976.
Il testo raccoglie seminari tenuti Elizabeth
Zetzel su temi clinici e teorici di psicoanalisi e psichiatria,
con stile didattico. Il tema dell’angoscia è trattato diffusamente e
illustrato da casi clinici. In particolare, viene affrontato il rapporto
tra angoscia e rimozione.
Wong P.S. (1999) Anxiety, Signal Anxiety,
And Unconscious Anticipation: Neuroscientific Evidence For An
Unconscious Signal Function In Humans. Journal
of the American Psychoanaltyc Association, 47: 817-841.
La teoria psicoanalitica dell’angoscia, e nello specifico
la teoria dell’angoscia segnale, viene inserita in un approccio
interdisciplinare. Neuroscienze e psicologia cognitiva, con i loro dati
empirici, concorrono a tratteggiare una più aggiornata e critica
visione psicoanalitica del tema.
- C
-
(i
freudiani e i postfreudiani in genere; revisionisti, dissidenti,
oppositori; junghiani)
Zilboorg G. (1933) Anxiety without Affect.
Psychoanslytic Quarterly, 2:
48-67.
E’ esaminato il rapporto tra angoscia conscia e angoscia
rimossa. Risale a Freud la distinzione tra la percezione conscia dello
spiacevole affetto angoscioso e la sua rimozione.
Greenacre P. (1941) The Predisposition to
Anxiety. Psychoanalytic Quarterly,
10: 66-94.
E’ studiata l’ipotesi dell’angoscia geneticamente
determinata, rilevabile già durante la vita intrauterina a livello di
riflessi separati. Tali risposte irritative si possono organizzare con
la nascita e svilupparsi in reazioni angosciose. All’aumento
dell’angoscia si accompagna un incremento del narcisismo, dando luogo
a gravi nevrosi o a stati borderline.
Rosemberg E. (1949) Anxiety and the
Capacity to Bear It. International
Journal of Psychoanalysis, 30: 1-12.
Riprende la distinzione freudiana tra angoscia primaria e
angoscia secondaria o angoscia segnale. Lo sviluppo emozionale richiede
la capacità di fare esperienza di entrambi i tipi di angoscia, di
reggerli e governarli.
Hoch P.H., Zubin J. (Eds.) (1950) Anxiety.
New York: Grune & Stratton.
Il volume raccoglie i lavori di un simposio multidisciplinare,
dove accanto a contributi psicoanalitici figurano impostazioni
psichiatriche, psicologiche, sociologiche, biologiche, di psicologia
animale.
Fenichel O. (1945) Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi. Roma:
Astrolabio, 1951.
In questo complessivo e organico trattato, il tema
dell’angoscia è affrontato a vari livelli e con diversi registri,
mantenendo la classica distinzione tra angoscia primaria e angoscia
d’allarme..
Kohut H. (1977) La guarigione del Sé. Torino: Boringhieri, 1980.
L’angoscia di disintegrazione non deriva dalla paura delle
pulsioni. Essa è un’anticipazione della disintegrazione del Sé.
Lacan J. (1962-63) Il seminario. Libro X. L’angoscia 1962-63. Torino: Einaudi, 2007.
L’angoscia presenta anche un aspetto positivo. Essa è via
di accesso al reale, che conduce oltre il significante, verso
l’oggetto “a”,
che non è l’oggetto desiderato ma l’oggetto causa
del desiderio.
Lacan
J. (1974) La terza. La
psicoanalisi, 1993, 12.
L’angoscia si situa nel nostro corpo. Essa viene dal
sospetto di “essere ridotti al nostro corpo”. “Una paura della
paura”.
Hillman, J. (1972) Saggio su Pan. Milano: Adelphi, 1977.
Il dio Pan governa il corpo, la sessualità, gli istinti. Il
panico ci connette a lui. Se perdiamo tale contatto, può intervenire
l’angoscia a ricollegarci alle fonti vitali del nostro essere.
-
D -
(Melanie
Klein, Bion e autori di indirizzo)
Klein M. ( 1935) Contributo alla
psicogenesi degli stati maniaco-depressivi. In: Scritti 1921-1958. Torino: Boringhieri: 1978.
Le angoscie di base sono due: l’”angoscia persecutoria”
e l’”angoscia depressiva”. La prima viene al bambino dal
sentimento di sentirsi minacciato, la seconda dal sentire che con i suoi
attacchi ha distrutto gli oggetti buoni sia interni che esterni.
Klein M. ( 1948) Sulla teoria
dell’angoscia e del senso di colpa. In: Scritti
1921-1958. Torino: Boringhieri: 1978.
E’ confermata la distinzione tra angoscia persecutoria e
angoscia depressiva. La prima riguarda soprattutto l’”annientamento
dell’Io”, la seconda gli “oggetti d’amore interni ed esterni”
danneggiati dai propri impulsi distruttivi.
Evans M. G. (1948) Situazioni di ansia
precoce nell’analisi di un bambino nel periodo di latenza. In: Klein
M., Heimann P., Money-Kirle R. (Eds.) Nuove
vie della psicoanalisi. Milano: Il Saggiatore, 1994.
Lavoro clinico, dove viene presentato il caso di un bambino
secondo le teorie di Melanie Klein. Il trattamento esemplifica concetti
e tecniche di quest’ultima.
Jaques E. (1955) Sistemi sociali come
difesa contro l’ansia persecutoria e depressiva. Contributo allo
studio psicoanalitico dei processi sociali. In: Klein M., Heimann P.,
Money-Kirle R. (Eds.) Nuove vie
della psicoanalisi. Milano: Il Saggiatore, 1994.
Vi è affinità tra fenomeni sociali e processi psicotici
individuali. Gli individui sono attratti dai gruppi
istituzionali perché questi funzionano come difese dalle
angoscie paranoidi e depressive.
Bion W. (1962) Apprendere dall’esperienza. Roma: Armando, 1972.
Il bambino proietta sulla madre angoscia e terrore. La rêverie
materna accoglie ed elabora le proiezioni e le restituisce trasformate e
bonificate al bambino che le reintroietta acquisendo la funzione α.
Disturbi in questa funzione o il suo fallimento non consentono
di elaborare le esperienze angosciose e terrifiche che restano presenti
nel bambino quali elementi β.
-
E-
(gli
“indipendenti” britannici)
Balint, M. (1965) L’amore primario. Rimini: Guaraldi, 1973.
Vi è un’angoscia primaria in cui si trasforma
l’investimento libidico del bambino sulla madre. Tale trasformazione
si verifica in situazioni tipiche, quali quelle in cui
la madre è assente e il bambino si trova solo al buio o in
presenza di estranei
Fairbairn R.D. (1963) Il
piacere e l’oggetto. Roma : Astrolabio, 1992.
“La prima e più originaria forma di angoscia sperimentata
dal bambino è l’angoscia di separazione”.
Guntrip H. (1968) Teoria psicoanalitica della relazione d’oggetto. Milano: Etas
Libri, 1975.
Se per Faibairn l’angoscia di separazione è l’angoscia
primaria, Guntrip la vede come apriporta “della paura peggiore, la
paura della perdita dell’Io stesso”, della depersonalizzazione,
della sensazione di irrealtà”.
Winnicott D. W.
(1952) L’angoscia associata all’insicurezza. In: Winnicott D.
W. (1958) Dalla pediatria alla
psicoanalisi. Firenze: Martinelli, 1991.
E’ normale che il neonato provi angoscia se vi è assenza
di cure materne. In casi di regressione a stati non-integrati, è bene
che vi sia angoscia. La sua assenza in questi casi fa temere una
regressione senza ritorno, la pazzia.
Winnicott D.W. (1949) Ricordi della
nascita, trauma della nascita ed angoscia. In: Winnicott
D. W (1958) Dalla
pediatria alla psicoanalisi. Firenze: Martinelli, 1991.
L’angoscia è un fenomeno universale, mentre la nascita
traumatica è un caso particolare di nascita. Non pare logico collegare
l’angoscia all’esperienza di una nascita traumatica, ma pare più
logico riferirla a esperienze normali di nascita.
Bowlby J. (1973) Attaccamento e perdita. 2: La separazione dalla madre. Torino:
Boringhieri, 1978.
L’angoscia è una risposta alla separazione o alla minaccia
di separazione dalla madre o da un agente le cure materne, o, in
seguito, nella vita adulta, da una figura d’attaccamento importante.
Il sentimento del lutto è un caso particolare di angoscia di
separazione.
Rycroft C. (1968) Angoscia e nevrosi. Milano: Feltrinelli, 1970.
E’ un denso volumetto dove vengono chiariti e confrontati
tra loro i concetti di angoscia, paura, terrore shock, senso di colpa,
depressione e nevrosi.
-
F
-
(gli
interpersonalisti americani)
Horney K. (1937) La personalità
nevrotica del nostro tempo. Roma: Newton Compton, 1976.
L’angoscia viene distinta dalla paura e posta in relazione
all’aggressività. Mentre la paura è “proporzionata al pericolo”,
l’angoscia è sproporzionata o è “una reazione a un pericolo
immaginario”. Le pulsioni ostili sono la fonte principale
dell’angoscia.
Horney K (1950) Nevrosi e sviluppo della personalità. Roma: Astrolabio, 1981.
L’”angoscia di base” è data dal sentirsi soli e
impotenti di fronte a un mondo esterno sentito prevalentemente come
ostile.
Sullivan H.S. (1940) La
moderna concezione della psichiatria. Milano: Feltrinelli, 1961.
L’adulto importante ricorre a restrizioni e disapprovazioni
per educare il bambino. Anche empaticamente il bambino coglie la
disapprovazione, che gli genera un “particolare disagio” che non è
né dolore, né paura. E’ la base dell’angoscia.
Sullivan H.S. (1953) Teoria
interpersonale della psichiatria. Milano: Feltrinelli: 1962.
La cultura si serve dell’esperienza sgradevole del bambino
per educarlo. L’angoscia può divenire molto intensa quando l’adulto
importante soffre di disturbi emotivi. L’angoscia molto grave può
sfociare in “un’emozione arcana ed irreale”: sgomento, terrore,
orrore, ribrezzo.
Fromm-Reichmann F. (1955) Aspetti
psichiatrici dell’angoscia. In: Fromm-Reichmann F. (1959) Psicoanalisi e psicoterapia. Milano: Feltrinelli, 1971.
Il sintomo psichico è sia il risultato dell’angoscia sia
la difese contro di essa. Il concetto di angoscia e quello di solitudine
sono affini. L’angoscia nasce dal rifiuto, dalla disapprovazione delle
persone importanti della prima infanzia e si riattiva come previsione di
separazione, perdita d’amore, come isolamento sociale.
Portnoy
I. Gli stati d’angoscia. In: Arieti S. (a cura di) (1959-66) Manuale di psichiatria, Vol. 1. Torino: Boringhieri, 1969.
Esposizione dei vari punti di vista sull’angoscia e dei vari fattori
che ne sono causa, sia costituzionali che ambientali, sia organici che
psichici. Le varie teorie e le cure, tanto farmacologiche quanto
psicoterapeutiche.
Fromm E. (1993) Anima e società. Funk R. (a cura di). Milano: Mondadori.
L’angoscia di base o angoscia primaria è quella di separazione, che
può presentarsi in vari modi. L’angoscia di separazione può
manifestarsi come una specifica paura umana, la paura di vivere, di
affrontare il movimento che è nella vita, di accettarne il rischio, con
la consapevolezza della propria unicità, che si fa sentire come
solitudine che spaventa.
May R. (1967) La psicologia del dilemma umano. Roma: Astrolabio, 1970.
L’angoscia è inserita nei suoi contesti storici e relativi
quadri di valore. Essa insorge come reazione all’attacco contro i
valori nei quali l’individuo identifica la propria esistenza.
Farber L.H. (1966) Psicopatologia della volontà. Torino: Boringhieri, 1970.
L’angoscia dipende da forze diverse dall’angoscia. E’
“moralmente inerte”. Viene quando si vuole ciò che “non può
essere voluto”.
Schecter
D.E. (1980) Early
developmental roots of anxiety. Journal
of American Academy of Psychoanalysis, 8: 379-392.
Ogni tipo di angoscia infantile è l’inizio di una linea di sviluppo
dell’angoscia fino all’età adulta. La linea di sviluppo più
importante che emerge in analisi è quella che origina dall’angoscia
dell’estraneo.
Levenson
E. (1983) L’ambiguità del
cambiamento. Roma: Astrlabio, 1985.
L’angoscia è reazione a “un pericolo reale che c’è nel mondo”. La reazione si amplifica in quanto il pericolo non si lasci
esprimere in termini linguistici.
Crastnopol M. (1995) Anxiety. In: Handbook
of Interpersonal Psychoanalysis, M. Lionells, J. Fiscalini, C.h.
Mann, D.B. Stern Eds. Hillsdale, NJ: The Analytic Press, pp. 491-515.
Vi è una esposizione storico-critica delle vedute
interpersonali sull’angoscia. Ne risulta una considerazione
dell’angoscia nel suo ruolo di segnalare e promuovere processi di
individuazione e sviluppo, più che di nemico da combattere.
-
G -
(correnti e autori
recenti e contemporanei, i relazionali in particolare e i loro
oppositori)
Thomä H., Käkele H. (1985) Trattato
di terapia psicoanalitica,
Vol. II. Torino: Bollati Boringhieri, 1990.
La capacità di controllo dell’angoscia indica la solidità dell’Io,
la cui fragilità invece trova anche negli stimoli e desideri più lievi
e banali un segnale di pericolo atto a scatenare l’”angoscia
pulsionale”. La tecnica della psicoanalisi può integrare nell’Io le
occasioni d’angoscia rendendolo via via più maturo e forte.
Eagle M.N. (1984) La psicoanalisi contemporanea. Bari: Laterza, 1997.
L’angoscia intensa e cronica pare dovuta a un senso del Sé
non intatto, fragile e manchevole. Il Sé può sentirsi minacciato sia
dal suo cammino di individuazione che lo allontana dagli oggetti-Sé,
sia dal desiderio regressivo di fondersi con gli oggetti-Sé, una
fusione che attenterebbe all’integrità del Sé.
Eigen M. (1996) La morte psichica. Roma: Astrolabio, 1998.
Viene usata la formula “angoscia da disastro”. Le
immagini di disastri che ci provengono dal mondo esteriore si prestano a
restituire come oggettive le angoscie che vi sono proiettate, originate
da componenti interiori.
Gabbard G.O. (2000) Psichiatria psicodinamica. Milano: Cortina, 2002.
Questo trattato, redatto in termini sistematici e molto
aggiornato, rispetta i criteri di diagnosi del DSM-IV. Il tema
dell’angoscia viene svolto nel confronto tra concetti psicoanalitici e
impostazioni psichiatriche.
Kandel
E.R. (1983) Dalla metapsicologia alla biologia molecolare. Uno studio
sui meccanismi dell’ansia. In: Kandel E.R. (2005) Psichiatria, Psicoanalisi e nuova biologia della mente. Milano:
Cortina, 2007.
Si stabilisce un rapporto tra ipotesi psicoanalitiche, sviluppi della
psicologia cognitiva e neurobiologia molecolare. L’ansia anticipatoria
e l’ansia cronica, già indagate e definite dalla psicoanalisi, e qui
viste come situazioni difensive che preparano ad un pericolo atteso,
vengono studiate anche nel mondo animale. Si punta a comprenderne i
meccanismi biologico-cellulari per poi procedere ad una interazione con
la psicologia e la psicoanalisi. |